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venerdì, 18 aprile 2008

lmx

Skeleton Crew - you may find a bed







postato da: VitaminC alle ore 15:33 | link | commenti
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sabato, 02 febbraio 2008

abbas
ogni tanto mi affaccio alla finestra più lontana e scomoda da raggiungere, osservo ad occhi chiusi il nulla per un tempo indecifrato, raccolgo fotogrammi di un passato rimosso e tento di comprendere fino a dove si spinge la mia immaginazione che rimuove qualsiasi cosa passi davanti al suo mirino nel momento sbagliato.
e allora mi occorre ricostruire, che per un debosciato non è proprio l'attività più divertente. 





Ok, mi laureo. tu per poco, nonostante vari tentativi, non sei riuscito a portare a termine la laurea, tra le tante cose che hai lasciato a metà nella tua vita, e la parola "fallito" riecheggiava anche per questo nelle nostre teste di ingenui ragazzetti.
 e nella mia si amplificava, quando "qualsiasi cosa ma non la laurea", quando "mi ritiro", quando "la laurea è una sovrastruttura borghese del cazzo", quando "dai, tra poco finisco", quando "si, l'ho data la materia" ed ero in giro a fare altro, "voglio un eremo", "voglio solo sopravvivere", "non ho aspettative", "non ha senso". e ci credo ancora. e lo sforzo è grande proprio per questo.
ma ora che sono arrivato a questa cosa inutile un po' di orgoglio lo sento anche io. quello che ribolle in silenzio da lustri, quello che del suo esibizionismo non se ne fa niente perché non sa a chi offrirlo, e l'orgoglio dell'ultimo sforzo per non avere anche questa cosa in comune con te.
e devo ancora capire cosa proverò.


capomulini
e poi c'è lei che riesce a infondermi una calma invidiabile, a tempo indeterminato, e per questo spaventosa,  e il mio autocontrollo a confronto sembra fragile come una barca di carta in mezzo al Pacifico.tra elefanti in miniatura, centritavola, ceste di vimini, fotografie ripetute e santini. un gesù crocifisso in una grondaia parla con padre pio nella sua veste più conosciuta, sotto un vulcano in  piena attività eruttiva. un buddha sopra un'indecifrabile scatola completa il quadro postmoderno, tra piccole navi di legno di diverso colore, una gialla e una blu. lei che mi calma e storpia pezzi dei Tears For Fears, e mi costringe a mettere in standby altri pensieri.





 

postato da: VitaminC alle ore 11:09 | link | commenti (1)
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lunedì, 19 novembre 2007




da Haruki Murakami - "La ragazza dello Sputnik":

Ogni volta che mi accingo a parlare di me, vengo colto però da una leggera confusione. A mettermi in difficoltà è il classico paradosso che si racchiude nella domanda "chi sono io?" Ovviamente, dal punto di vista della quantità di informazioni sull'argomento, non esiste al mondo nessuno che possa saperne su di me più di me stesso. Ma quando io mi trovo a parlare di me, è inevitabile che il mio io narrato sia filtrato, manipolato, censurato dal mio io narrante, dalla sua scala di valori, dalla sua sensibilità, dal suo spirito di osservazione, nonché da una serie di interessi concreti. Perciò, che grado di verità oggettiva possiederà mai questo io che si racconta da sé? E' un problema, questo, che mi sta molto a cuore. Che mi è sempre stato a cuore, fin da quando ho memoria.






Sembra perà che la maggior parte della gente non abbia questa preoccupazione. Le persone, se ne hanno l'occasione, parlano di sé usando espressioni di una franchezza sorprendente, del tipo: "Io sono uno talmente sincero e aperto da rendermi ridicolo", "Io sono troppo sensibile per trovarmi bene in un mondo come questo", "Io sono bravo a leggere nel cuore degli uomini". Ma mi è capitato molte volte di vedere persone "troppo sensibili" ferire gli altri senza alcuna necessità. E ho visto anche persone "sincere e aperte" usare la logica per imporre i propri interessi, senza neanche esserne consapevoli. Ho visto infinite persone "brave a leggere nel cuore degli uomini" lasciarsi ingannare senza sforzo da adulatori visibilmente insinceri.

A questo punto mi sembra naturale chiedersi che cosa ognuno di noi alla fin fine conosca di se stesso.

A forza di ragionare in questo modo, mi sono convinto che sia meglio evitare il più possibile di parlare di me (anche quando potrebbe sembrare necessario). Mentre è cresciuto in me l'interesse a conoscere fatti obiettivi che riguardano altri, altri diversi da me. Ho pensato che imparando a conoscere il posto che questi episodi e personaggi occupano dentro di me, e trovando un equilibrio personale che comprende anche loro, sarei riuscito a cogliere nel modo più oggettivo possibile anche qualcosa della persona che sono io.
Queste sono le idee, per dirla in modo un po' più pomposo, la visione del mondo che ho coltivato nella mia adolescenza. Come un operaio che mette un mattone dopo l'altro, usando il filo a piombo per farli coincidere, costruii dentro di me questo modo di vedere. Basandomi più sull'esperienza che sulla teoria, più sulla pratica che sul ragionamento.





Ma non era facile spiegare agli altri il mio modo di vedere le cose: dovetti impararlo a mie spese in molte situazioni.
Forse per questo, a partire da un certo momento della mia adolescenza ho cominciato a tracciare un'invisibile linea di confine tra me e gli altri. Stabilivo sempre una precisa distanza tra me e la persona con cui avevo a che fare e, stando sempre attento che quella distanza non si riducesse, studiavo l'atteggiamento dell'altro. Cominciai a non abboccare più a tutte le cose che mi dicevano. L'unico spazio nel quale esprimevo un entusiasmo incondizionato era quello dei libri e della musica.

postato da: VitaminC alle ore 11:50 | link | commenti (1)
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giovedì, 18 ottobre 2007

Sembrava proprio che nessuno si rendesse conto dei cambiamenti che si manifestavano sempre più impercettibili ma al tempo stesso così radicali e strutturali. Stavano trasformando una volta per tutte l’assetto del nostro vivere quotidiano, questo straziante vivere quotidiano; un contenitore di significati noiosi e parole ridondanti, misure prevedibili del nostro marciare all’ombra di tonnellate di carta e miliardi di pixel colorati, che tentano di compiere lunghissimi percorsi in una manciata di attimi, rischiando una ripugnante scalata verso la perfettibilità, verso una meta che, come una cellula sana, gode di precisi equilibri e di autonomia, un’autonomia tenuta in vita da messaggi color pastello e un target in preda a crisi epilettiche, che cade e si rialza continuamente.



La trasformazione prevede un passaggio, un’interpolazione di materia che assume in maniera più o meno disordinata, caotica, modificazioni di varia natura. è l’elemento liquido quello che ora ci rappresenta, un fluido privato di ogni senso, un fluido privato e basta forse. ed è proprio questa massa informe il teatro in cui ci renderemo tutti co-protagonisti di intense costrizioni verso il nulla, anni persi nel vuoto, senza possibilità di scelta, sempre che questa parola mantenga il suo nobile significato, e il suo proletario senso.



L’astinenza è un problema pedagogico, l’assuefazione è una paura strategica, l’esercizio del controllo è un mestiere come un altro, la storia si riscrive e l’economia da anni è un nuovo credo svuotato da ideologie e valori. E sembra non avere più senso parlare di conflitto, nemmeno i bambini credono più alla favola del male e del bene, buoni e cattivi, indiani e cow-boys, capitale e lavoro, occidente e oriente, dolce e salato, bello e brutto. i sentimenti più temuti dalle elite governative sono ormai i più rari. Attraverso l’uso di ignobili strumenti di elargizione di finto benessere si creano pretesti di consenso, e sembrano proprio riuscirci questi bastardi. La paura è ora del tutto svuotata del suo significato naturale, la cronaca nera diventa pornografia inflazionata di scarso livello, niente è più noioso di un corpo dilaniato se la cornice non ha almeno una variabile lasciata al caso, l’importanza delle pause, cazzo. Dei silenzi.

redmeat


Il divertimento dura una manciata di minuti, la sua eccezionalità non basta, il suo perdurare ci estranea e ci costringe a restare immobili o a crearci degli spazi per occupare il tempo, guidati da istruzioni in una lingua comprensibile, il più possibile semplice e chiara. e il binomio dovere-piacere non ha più alcun senso. L’ipocrisia non è un valore, per chi non ha mai creduto ai valori, per quei pochi che non hanno avuto ancora l’esigenza di stabilire astratte gerarchie di significati all’interno dei quali rifugiarsi a seconda del disastro silenzioso scatenato con intimo orgoglio.


/me is now playing Lou Reed - Berlin




postato da: VitaminC alle ore 20:44 | link | commenti (1)
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mercoledì, 08 agosto 2007




una foto appesa al muro, e il resto sembra completamente sbilenco.
Lydia Lunch è così stonata che ti incanta.
e il sole in faccia con i granelli di polvere negli occhi che provi a inseguire e che ti sfuggono sempre.

un pianoforte, un'antica casa piena di cassapanche. camel 100's filter senza filtro, che si soffoca solo al pensiero. action painting e sguardo profondo e malinconico. così ti ricordo.

mi sento impacciato come un dodicenne. ma respiro fino in fondo e cammino ad un metro da terra.
e nessuno mi metterà fretta. se non il mio desiderio di guardarti sovrappensiero e sorridere.






postato da: VitaminC alle ore 11:32 | link | commenti (4)
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